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OFTAL   VERCELLI

L'attività della nostra associazione consiste principalmente nel trasportare i malati e i pellegrini a Lourdes e negli altri Santuari Mariani. Nell'anno 2011, abbiamo accompagnato, con i treni, i pullman e gli aerei più di 16000 persone, comprendendo anche la Terra Santa. Nell'ambito della sezione di Vercelli, svolgiamo anche altre attività:

  • giornate di ritiro nel periodo di quaresima e di avvento
  • assemblee comunitarie
  • incontri di formazione spirituale con i padri oblati di San Andrea
  • festa del volontariato
  • giornata Lourdiana in diocesi
  • partecipazione alla processione del Venerdì Santo
  • incontri conviviali per Natale e per Carnevale
  • contributi per i viaggi ai malati poveri, agli studenti e alle famiglie
  • preparazione al pellegrinaggio diocesano a Lourdes nel mese di agosto
  • distribuzione di uova di cioccolato nel periodo pasquale per contribuire alle spese di viaggio per i malati poveri
  • partecipazione al pellegrinaggio per l'anniversario della prima apparizione a Lourdes
  • partecipazione alla giornata del malato in ospedale e in cattedrale
  • partecipazione alla festa della Madonna degli Infermi nel mese di novembre
  •  partecipazione alla messa di beatificazione di Suor Alfonsa Clerici

Seconda domenica di Pasqua

     Dal Vangelo secondo Giovanni

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito
nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a
Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose
Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù
è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
           (Gv, 20, 1 – 9)

Con la risurrezione di Gesù inizia il cammino della chiesa, proprio nel primo giorno della settimana, la
nostra domenica. Nonostante gli indizi del sepolcro vuoto i discepoli sono chiusi in un luogo con porte e finestre sbarrate per la paura. Queste precauzioni non fermano il Signore risorto che appare in mezzo a loro e per prima cosa mostra loro le sue piaghe, non più sanguinanti, ma gloriose. La seconda cosa che compie su di loro è il soffio che dona lo Spirito santo; infine il mandato di perdonare i peccati. Abbiamo poi l’episodio di Tommaso che non era
con loro durante quell’incontro. Lui si oppone alla loro testimonianza, pensandola frutto di una fuga dalla realtà dolorosa che stanno vivendo: quasi a
voler dimenticare la tragedia rifugiandosi nella illusione. “Se non vedo, o meglio ancora, se non tocco quelle piaghe non credo!” Il rischio che corre è
quello di cadere nella incredulità perché non accetta la testimonianza di tutti gli altri e non ha ancora compreso che la fede nasce dalla obbedienza alla
volontà di Dio. Da questa situazione non esce con le sue forze, ma per un nuovo intervento di Gesù, che lo sfida a “toccare” le piaghe proprio come aveva
affermato con una decisione degna di miglior causa. L’evangelista non ci dice che Tommaso compia il gesto, mentre viene riportata fedelmente la sua importante professione di fede: “Mio Signore e mio Dio!”. Il Signore annuncia poi l’ultima beatitudine: credere soltanto sulla parola che rende testimonianza. In questo modo divide le persone in due categorie: quelli che accettano con semplicità la testimonianza della parola e quelli che voglio esplorare il mistero attraverso ad una evidenza frutto della loro fatica. Tommaso è la manifestazione vivente che dal gruppo degli scettici si può passare a quello di chi semplicemente crede.  

Se penso a ciò che mi viene detto spesso come prete, vedo che c’è un gruppo enorme di credenti che si dicono “fratelli” di Tommaso. “Sarà poi vero!”, “Io spero che sia così, però…”, “Certo sarebbe bello se il Signore si facesse vedere…”. Affermazioni come
queste, ci rendiamo conto, sono molto simili alle parole dette dal nostro apostolo. Altri, tra cui il sottoscritto, sono felici di credere senza avere visto. O meglio, basandosi sulla parola del Signore. So bene che queste parole sono un segno molto piccolo in apparenza. Piccolo come le bende ed il sudario
nel sepolcro vuoto, o insignificanti in se, come Tommaso che giudicava le folli parole dei suoi amici. Credo fermamente che sia possibile passare dal gruppo degli scettici a quello dei credenti con un piccolo e semplice itinerario. Accostiamoci alla parola di Dio con la semplicità del bambino piccolo di fronte
alle parole del suo papà, accogliendole come “vangelo” appunto! Amiamo queste parole e preghiamole e adorandole, come facciamo con Cristo nella Eucaristia. Nel tempo esse ci sveleranno, non importa se siamo eruditi o persone semplici,
dei piccoli segreti, delle profondità che ci colmeranno di gioia. La beatitudine, che Gesù promette nel colloquio con Tommaso, non è un modo di dire, ma una realtà che possiamo sperimentare. Quando queste piccole “illuminazioni” esplodono, allora succede in noi una trasformazione: anche le affermazioni più astruse ed apparentemente impossibili che troviamo nella bibbia diventano per noi una sfida golosa. Infatti ci spingono a cercare con più pazienza ed umiltà la porta segreta per capirle e farle diventare nella nostra vita nuove e
magari fondamentali sorgenti di luce e di  comprensione dell’infinito mistero di Dio. “Beati quelli che senza avere visto crederanno!” Vi assicuro che quando sperimenterete questo risultato, dopo un cammino vissuto con la forza dello Spirito, la vostra trasformazione sarà immensa. Allora il tormento del dubbio, della incertezza, che tante volte vi ha fatto compagnia, scomparirà come la
rugiada sull’erba sotto il calore benefico del sole al meriggio.